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Una sedia

Quella mattina avevo scoperto i vulcani, avevo cantato la canzoncina dei girini che diventano rane e avevo disegnato un uccellino.
Poi, dopo pranzo, arrivò la guerra.

Arrivai a una scuola e guardai dentro dalla finestra. Stavano scoprendo i vulcani, stavano cantando e disegnavano uccellini.

(“Il giorno che venne la guerra” – Nicola Davies)

(Nella primavera del 2016 il governo britannico si è rifiutato di dare asilo a 3000 bambini soli figli di rifugiati. Più o meno nello stesso periodo ho sentito la storia di una bambina che non era stata accettata a scuola perché non c’era una sedia per farla sedere. (…) Spero che questa storia ricordi a tutti il potere della gentilezza e la sua forza per dare la speranza in un futuro migliore. Nicola Davies)

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Le strisce di una zebra

C’è una legge che guida gli individui una volta che sono diventati adulti: non cambiare! Un filosofo ha detto, molto tempo fa: “Qualsiasi essere tende a perseverare nel suo essere.” Si chiamava Spinoza. Più volgarmente si dice: “Non si possono cambiare le strisce di una zebra.” In altri termini, come uno è fatto, è fatto. Per contro, un ragazzo è ancora disponibile, ancora aperto a imparare e formarsi. È per questo motivo che un adulto che crede nella “diseguaglianza delle razze” è più difficile da convincere. I ragazzi, al contrario, possono cambiare. La scuola è fatta apposta per questo, per insegnare ai ragazzi che gli uomini nascono e rimangono uguali nei loro diritti pur essendo diversi, per insegnare che la diversità tra gli uomini è una ricchezza, non un handicap.

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Rifiuto e rigetto

– (…) È più facile diffidare, è più facile non amare piuttosto che amare qualcuno che non si conosce. Sempre la solita tendenza spontanea, quella famosa pulsione di prima, che si esprime con il rifiuto e il rigetto.
– Cosa sono il rifiuto e il rigetto?
– Si chiudono la porta e le finestre. Se lo straniero bussa alla porta non gli si apre. Se insiste, si apre ma gli si impedisce di fermarsi; gli si spiega che è meglio che se ne vada da un’altra parte, lo si spinge via.

(“Il razzismo spiegato a mia figlia” – Tahar Ben Jelloun)

Pillola del giorno

Questa mattina il mio amico Guglielmo, nonché papà della piccola Eli, mi ha inviato un what’s up con questa foto, commentando: “pillola del giorno della piccola Eli.” La piccola Eli è già stata ospitata in questo blog, era il 28 aprile del 2015 e io pubblicavo “Il giorno assente”, una storia scritta da lei a cui facevo seguire una mia versione del giorno assente.

Oggi la piccola Eli ha 11 anni.

Pillola del giorno della piccola Eli

Tutti i colori del mondo

Tutti hanno forme e dimensioni molto diverse, e colori distinti, ma sono comunque uguali.

Oggi ho avuto l’onore di incontrare una classe di terza elementare che è venuta presso la Biblioteca di Fabriano, nella sezione ragazzi, per un incontro sull’identità/diversità. Abbiamo letto “Elmer – L’elefante variopinto” di David McKee, a cui è seguito un laboratorio di disegno, e poi “Animali e Animali” di Emilio Urberuaga. L’intento, mio e di Laura, responsabile della sezione ragazzi, era dire siamo tutti uguali anche se siamo tutti diversi. Che è una frase fatta, banale, ovvia, scontata, abusata. Però chissà che a ripeterla non ci si convinca invece che è così. Che siamo tutti uguali e tutti ugualmente bisognosi che qualcuno riconosca la nostra unicità.

C’è questa idea per cui l’importante è seminare e crederci e avere pazienza, anche questo forse banale, ovvio, scontato, abusato. Ma in una biblioteca niente è banale, ovvio, scontato, abusato. Anzi qui tutto deve essere possibile. Perché ci sono i libri. E perché ci sono i bambini, quelli che lo sono e quelli che non se lo ricordano più.