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Libertà

Non tanto la libertà, quanto la libertà di superare il destino era necessaria a un apasa¹, e ciò Pter non sentiva (consentendo così a quella cattolicità che non sfugge alle sbarre della natura, e continuamente ne ribadisce gli orrori).

1. apasa, in breve, non so che volesse dire, se non, forse, (dal nominativo della casa), abitante di case dirute e sole.

(“Il porto di Toledo” – Anna Maria Ortese)

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Al mio tempo

Ciò che mi rimane soprattutto impresso, quando penso al lager, ciò che per così dire mi si fa sempre più vicino, mentre sul posto quasi non si avvertiva, o non si avvertiva più di tutto il resto: gli steli che vibrano sui baluardi rossastri, e il fatto che dappertutto, ovunque ci trovassimo, non si vedesse che il cielo.

(“Diario di antepace” – Max Frisch)

(Dedicato al mio tempo, nel quale si censura il libero pensiero, si elevano barriere, si instillano paure. Finché si continuerà a vedere il cielo, nulla è davvero perduto)

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Letteratura dell’inautenticità

Oggi, dopo il superamento del naturalismo, ho la sensazione che il romanzo non vada per una sola strada. Nelle arti figurative e nella narrativa in questo momento c’è un evidente desiderio di liberare tante creatività di tipo diverso, di sperimentare nuovi linguaggi. In un’epoca postmoderna come questa il tratto più comune all’arte e alla letteratura è il tentativo di combinare in modo nuovo elementi del passato, e forse per la narrativa dobbiamo parlare di post-Novecento: tutti i residuati della Grande Svendita del romanzo del Novecento (il “doppio”, la “maschera”, lo “specchio”, il “labirinto”, la “struttura policentrica”, quella “frammentata”, quella “circolare”) vengono utilizzati, oggi spesso manieristicamente, proprio come il capitello, la colonna e la cariatide sono usati dall’artista o dall’arredatore postmoderno per le sue invenzioni.
E così avviene che la letteratura rimandi ad altra letteratura e non alla realtà che dovrebbe rappresentare, così viene fuori la letteratura fredda e quasi sempre artificiosa di oggi che, mentre mette in evidenza il sentimento di frantumazione del mondo in cui viviamo, ci rassicura riducendo tutto ad artificio artistico-letterario.
Se si volesse concludere che quella nostra di oggi è una letteratura dell’inautenticità, direi che agli inizi del Novecento la consapevolezza della scissione dell’uomo, la perdita della totalità e del centro hanno sconvolto sia i libri che le coscienze; oggi invece tutto questo è diventato un espediente per rendere più interessante e complicato un romanzo.

(“Il fallimento della consapevolezza” – Raffaele La Capria)

 

 

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Amare rende soli

Il dottor Holmes poteva dire che non era niente. Ma lei avrebbe preferito che fosse morto! Non poteva stargli seduta accanto quando fissava così e non la vedeva e rendeva ogni cosa terribile; cielo e alberi, bambini che giocavano e tiravano carrettini e soffiavano trombette e cadevano: tutto era terribile. Lui non si sarebbe ucciso; ma lei, non poteva parlare con nessuno. “Septimus ha lavorato troppo” – era tutto quel che poteva dire, perfino a sua madre. Amare rende soli, ella pensava.

(“La signora Dalloway” – Virginia Woolf)