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I primi pensieri della mente

Vivevo nella noia delle lunghe giornate assolate sulle colline del New Mexico; all’unico cinema di Taos non ci fu altro da vedere che “Lo squalo” per sei mesi di fila. Avevo fede nell’esistenza di qualcosa di reale sotto la superficie della vita, o nel bel mezzo della vita, ma spesso la mia stessa mente mi conciliava il sonno, o mi distraeva; eppure mente e vita erano tutto ciò che possedevo. Così cominciai a scrivere partendo di lì.
(…)
Quando si comincia a scrivere in questo modo, cioè partendo da noi stessi, può essere necessario accettare di scrivere schifezze per cinque anni, perché dentro di noi ne abbiamo accumulate molte ma molte di più, e siamo stati ben felici di far finta che non ci fossero. Siamo costretti ad affrontare la nostra inerzia, le nostre insicurezze, il nostro odio verso noi stessi, e in ultimo la paura che in realtà non abbiamo niente di significativo da dire.
(…)
Se non avremo paura delle voci dentro di noi, non avremo timore nemmeno delle critiche esterne. Oltre a ciò, queste voci sono semplicemente dei demoni, dei guardiani che proteggono il vero tesoro, i primi pensieri della mente.

(“Scrivere zen” – Natalie Goldberg)

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Equidistanza

Può darsi che io sia fissato con l’equidistanza. Ogniqualvolta un problema mi si presenta, mai che sia attratto dalle soluzioni estreme. Può darsi che sia questa l’origine della mia frustrazione. Una cosa è certa: se gli atteggiamenti estremi suscitano entusiasmo, trascinano gli altri, sono indice di forza, è vero anche che gli atteggiamenti equilibrati in generale sono scomodi, a volte sgradevoli e quasi mai sembrano eroici. In generale, occorre una notevole dose di coraggio (un coraggio di tipo particolarissimo) per mantenersi in equilibrio, ma è impossibile evitare che ai più sembri una manifestazione di viltà. Come se non bastasse, l’equilibrio è noioso. E la noia è, al giorno d’oggi, un grave difetto che per lo più la gente non perdona.

(“La tregua”- Mario Benedetti)

E dunque –

Sono stata una ragazza nel roseto
una ninfa. Quasi fantasma che stava
scomparendo
sono stata una ragazza di sedici anni
distesa. Ho attraversato il deserto
rapidamente, quasi volando,
una statua di pietra del Budda
dormiente, un Budda di cenere
sono stata. Una donna appesa.
Sono stata un uomo duro e forzuto.
Una eccentrica con un pesce in bocca
e poi il bambino dell’imperatore
del giardino orientale. Un albero
forse. Un topo. Un elefante
una lepre. Sono stata campo
di battaglia e una preghiera. Un papavero.
Un intero pianeta. Forse una stella
un lago. Acqua sono stata,
questo lo so. Sono stata acqua
e vento. Una pioggia su qualcosa
che ero stata tempo addietro.
Un giuramento. Un’attesa.
La corsa della gazzella. E proiettile
sono stata, freccia perfetta scagliata,
catacomba. Un credo – un lamento.
Un bastimento fra onde altissime.
Forse anche il mare.
E dunque – di cosa dovrei avere paura
adesso.

(Mariangela Gualtieri – “Le giovani parole”)