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Chi diavolo vuole vivere in eterno?

Ad ogni modo trovo assurda e quasi oscena tutta questa industria cosmetica e medica basata sulla smania di giovinezza, sul timore della vecchiaia, sulla paura della morte. Chi diavolo vuole vivere in eterno? La maggior parte di noi, a quanto pare; ma è idiota. Dopotutto, esiste una cosa che si chiama saturazione della vita: il punto in cui ogni cosa è solo fatica e totale ripetizione.

(“I cani abbaiano” – Truman Capote)

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Quei cattivi dei comunisti

C’è un importante categoria di persone di rispetto che merita qui una particolare attenzione: i politici. Per principio erano anche loro rispettabili, ma veniva fatta una distinzione: dovevano essere di destra. Quanto più a destra, tanto più rispettabili; quanto più si spostavano a sinistra, tanto più perdevano rispettabilità. L’unità di misura per le valutazioni politiche erano quei cattivi dei comunisti: quanto più uno era anticomunista, tanto più ci si poteva fidare; quanto più nasceva il sospetto che avesse qualcosa a che fare con il comunismo, tanto più era infido. In casa nostra il quadro politico mondiale era quindi molto chiaro: c’erano i buoni e c’erano i cattivi e la linea di demarcazione fra i due estremi era chiara e inequivocabile. La Svizzera, questo lo sapevo, era “buona” perché qui non c’erano comunisti, o per lo meno erano molto pochi. E anche quei pochi erano lontanissimi da noi, e cioè nel Cantone più lontano dalla mia casa paterna, e precisamente a Ginevra, che si poteva tranquillamente immaginare come una Babele del peccato politico.

(Fritz Zorn – “Marte”)

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Tramonto d’estate a Serralta

Ripropongo questo articolo pubblicato il 10 aprile del 2017 perché domenica 22 luglio 2018 sono andata a trovare Enrico e sua moglie a Serralta. Sono andata incontro alla poesia.

…e quando il sole scende all’orizzonte
lancia gli ultimi raggi al campanile
un coro di campane gli risponde
fra voli di rondoni che in febbrile
stridulo vorticare al dì che muore
danno il saluto. A un tratto tutto tace,
anche la valle spegne ogni rumore,
s’accendon su le luci e tutto è pace…

(Poesia di Enrico Marinangeli. Enrico è un mio vicino di casa. Con Enrico chiacchieriamo di poesia e di vita quando, casualmente, c’incontriamo nell’ingresso. Un giorno mi ha detto che da giovane ha scritto qualche poesia e che avrebbe avuto piacere a farmele leggere. Quando l’ho incontrato l’ultima volta gli ho chiesto il permesso di poterne pubblicare qualcuna. Ho scelto “Tramonto d’estate a Serralta” perché Enrico mi parla spesso di Serralta, il suo paese natio, e perché da lì nasce la sua poesia.)

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Gli amici

Per prima cosa non devono essere stupidi. Un paio di volte mi sono innamorato di persone che erano stupide, e parecchio; ma questo è un altro discorso: si può essere innamorati di qualcuno senza avere la minima comunicazione con l’interessato. Dio, è così che la maggior parte della gente si sposa, e per questo quasi tutti i matrimoni sono infelici.
Di solito, riesco a dire abbastanza presto se c’è la possibilità che tra qualcuno e me nasca un’amicizia. Quando non occorre finire una frase. Cioè, cominci a dire qualcosa e poi a metà ti rendi conto che lui, o lei, ha già capito. È una forma di stenografia mentale ed emotiva.
A parte l’intelligenza, l’attenzione è importante: io presto attenzione ai miei amici, mi interesso a loro, e mi aspetto in cambio la medesima cosa.

(“I cani abbaiano” – Truman Capote)

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Una sedia

Quella mattina avevo scoperto i vulcani, avevo cantato la canzoncina dei girini che diventano rane e avevo disegnato un uccellino.
Poi, dopo pranzo, arrivò la guerra.

Arrivai a una scuola e guardai dentro dalla finestra. Stavano scoprendo i vulcani, stavano cantando e disegnavano uccellini.

(“Il giorno che venne la guerra” – Nicola Davies)

(Nella primavera del 2016 il governo britannico si è rifiutato di dare asilo a 3000 bambini soli figli di rifugiati. Più o meno nello stesso periodo ho sentito la storia di una bambina che non era stata accettata a scuola perché non c’era una sedia per farla sedere. (…) Spero che questa storia ricordi a tutti il potere della gentilezza e la sua forza per dare la speranza in un futuro migliore. Nicola Davies)

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Le strisce di una zebra

C’è una legge che guida gli individui una volta che sono diventati adulti: non cambiare! Un filosofo ha detto, molto tempo fa: “Qualsiasi essere tende a perseverare nel suo essere.” Si chiamava Spinoza. Più volgarmente si dice: “Non si possono cambiare le strisce di una zebra.” In altri termini, come uno è fatto, è fatto. Per contro, un ragazzo è ancora disponibile, ancora aperto a imparare e formarsi. È per questo motivo che un adulto che crede nella “diseguaglianza delle razze” è più difficile da convincere. I ragazzi, al contrario, possono cambiare. La scuola è fatta apposta per questo, per insegnare ai ragazzi che gli uomini nascono e rimangono uguali nei loro diritti pur essendo diversi, per insegnare che la diversità tra gli uomini è una ricchezza, non un handicap.