Cecità e rivelazioni

La vita è un percorso di cecità e rivelazioni tardive lungo il quale non notiamo mai il ridicolo che ci accompagna.

(Letizia Pezzali -“Lealtà”)

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Povertà non è vizio

Egregio signore – cominciò, quasi con solennità – povertà non è vizio, questo è vero. So anche che l’ubriachezza non è una virtù, e questo a maggior ragione. Ma la miseria, egregio signore, la miseria è un vizio. Nella povertà si può conservare ancora la nobiltà dei propri sentimenti innati, nella miseria no, mai e nessuno. A causa della miseria, non vi cacciano via nemmeno con un bastone, ma vi spazzano addirittura con la scopa, vi buttano fuori dalla compagnia degli uomini, in modo che l’umiliazione sia ancora peggiore; ed è giusto, perché nella miseria io sono il primo a umiliare me stesso.

(“Delitto e castigo” – Dostoevskij)

A passeggio con Anna Karenina

Voglio chiederle questo: un libro è, dal punto di vista mediatico, innanzitutto il nome di chi lo scrive? (…) Io penso che la buona novella sia sempre: è uscito un libro che vale la pena di leggere. Penso anche che, di chi l’ha scritto, alle lettrici e ai lettori veri non importi niente. Penso che i lettori di un buon libro si augurino al massimo che l’autore di un buon libro seguiti a lavorare con coscienza e faccia altri buoni libri. Penso infine che persino gli autori dei classici siano un grumo di lettere morte, se accostati alla vita che avvampa nelle loro pagine appena si comincia a leggerle. Tutto qui. Per dirla con una formula, persino Tolstoj è un’ombra insignificante se va a passeggio con Anna Karenina.

(“La frantumaglia” – Elena Ferrante)

Quanti treni e quante domande

Sui treni – ah, quanti treni in questo periodo – le domande che sento più spesso sono: “dove sei?” “ti disturbo?” “a che ora arrivi?” “hai mangiato?” “hai fatto i compiti?” “piove pure da voi?” “l’hai chiamato a zio Nicola?” E sono tutte domande che rimangono senza risposta perché di mezzo c’è un telefono cellulare. Allora sorge spontanea una domanda: ma prima dei telefoni cellulari tutte ‘ste domande che fine facevano? Secondo me non esistavano. Prima dei telefoni cellulari ci facevamo meno domande; ce ne stavamo buoni buoni a aspettare che il treno arrivasse alla stazione. E poi, una volta lì, magari c’era zio Nicola ad aspettarci… O magari no? 

Le vie di mezzo

Tutto era o magnifico o mostruoso, Limonov non conosceva vie di mezzo, e la prima volta che lo vide Zachar pensò: “È un individuo magnifico, capace di atti mostruosi.”

(“Limonov” – Emmanuel Carrère)