La vena del legno

Io non l’ho mai visto (…) ma ho sentito dire da mio padre che era un tipo vistoso, il tipo fatto apposta per l’occasione; che non avrebbe mai potuto, se non per ignoranza o partito preso, essere scambiato per un gentiluomo, mio padre lo afferma nel modo più categorico; perché è uno dei suoi principî che nessun uomo che non sia un vero gentiluomo nell’animo, ha mai potuto essere, da che mondo è mondo, un gentiluomo nei modi. Egli dice che nessuna vernice riesce a nascondere la vena del legno, e che, quanta più vernice ci si mette sopra, tanto più la vena si rivela.

(Charles Dickens – “Grandi speranze”)

 

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La capacità di acquistar capitali

«A parer mio, invece, la roulette non è stata fatta che per i russi» dissi io (…)
«Ma su cosa è fondata la vostra opinione?» domandò il francese.
«Su questo, che nel catechismo delle virtù e dei meriti dell’incivilito uomo occidentale si è storicamente inserita, e poco meno che come punto principale, la capacità di acquistar capitali. Il russo, invece, non solo è incapace di acquistar capitali, ma anzi li sperpera, in certo qual modo, a casaccio e sregolatamente. Ciò nondimeno noi russi abbiamo bisogno di denaro» soggiunsi «e, per conseguenza, siamo felicissimi e amantissimi di questi metodi, come per esempio la roulette, dove ci si può arricchire di colpo, in due ore, senza fatica. Questo ci attira molto e poiché giochiamo anche a casaccio, senza far fatica, perdiamo anche tutto!»

La città-reclusorio

Sembravano donne i cui uomini si erano arricchiti all’improvviso e facilmente, scaraventandole in un lusso provvisorio di cui erano costrette a godere con una sottocultura da interrato umido e affollato, da fumetti semiporno, da oscenità usate come intercalare. Erano donne costrette in una città-reclusorio, prima corrotte dalla miseria e ora dal denaro, senza soluzione di continuità.

(“L’amore molesto” – Elena Ferrante)