Conto di Capodanno

… 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1…

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L’imprevedibile

Tutto si può prevedere, fuorché il sentimento che ci potrà ispirare ciò che prevediamo.

(Alberto Moravia – “La noia”)

Il pesce puzza dalla testa

… Tale e quale come quegli altri ladri del Parlamento, che chiacchierano e chiacchierano fra di loro; ma ne sapete niente di quel che dicono? Fanno la schiuma alla bocca, e sembra che vogliano prendersi pei capelli di momento in momento, ma poi ridono sotto il naso dei minchioni che ci credono. Tutte vesciche pel polpolo che paga i ladri e i ruffiani, e gli sbirri come don Michele.
– Che bella cosa – disse ‘Ntoni, – quattro tarì al giorno per andare a passeggiare di qua e di là. Io vorrei essere guardia doganale.
– Ecco! Ecco! – esclamò don Franco cogli occhi che schizzavano dalla testa. – Vedete la conseguenza del sistema! La conseguenza è che tutti diventano canaglia. Non vi offendete compare ‘Ntoni. «Il pesce puzza dalla testa.» Anch’io sarei come voi, se non avessi studiato, e non avessi quel mestiere da guadagnarmi il pane.
Infatti dicevano che era un bel mestiere quello che gli aveva insegnato suo padre allo speziale, di pestare nel mortaio, e di far denari coll’acqua sporca; mentre c’era gente che doveva cuocersi le corna al sole, e cavarsi gli occhi colle maglie delle reti, e prendersi il granchio alle gambe e alla schiena per guadagnarsi dieci soldi; e così lasciarono le reti e le chiacchiere, e se ne tornarono all’osteria sputacchiando per la strada.

(“I Malavoglia” – Giovanni Verga)

 

Odiare la propria natura

– Era un maschio. Ogni volta che nei paraggi c’era una cagnetta si eccitava e diventava ingovernabile, e con una costanza degna di Pavlov i padroni lo picchiavano. Le cose sono andate avanti fino a quando il povero cane non ha perso la bussola. Quando sentiva l’odore di una femmina, si metteva a girare in tondo per il giardino con le orecchie basse e la coda tra le zampe, uggiolando e cercando di nascondersi.
David fa una pausa. – Non vedo il nesso, – dice Lucy. Già, qual è il nesso?
– C’era qualcosa di ignobile e disperante in quello spettacolo. Si può punire un cane perché si è mangiato una pantofola. In questo caso il cane accetta la punizione: botte in cambio della soddisfazione di masticarsi la pantofola. Ma il desiderio è tutta un’altra storia. Nessun animale può considerare giusta una punizione perché ha seguito i suoi istinti.
– Quindi ai maschi dev’essere permesso di seguire i loro istinti senza alcun controllo? È questa la morale?
– No, non è questa. La cosa davvero ignobile era che il povero cane aveva cominciato a odiare la sua stessa natura. Non aveva più bisogno di essere picchiato. Era pronto ad autopunirsi. A quel punto sarebbe stato meglio abbatterlo.

(J. M. Coetzee – “Vergogna”)

Esattezza

Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose: 1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; 2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico», dal greco εικαστικóσ; 3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.