Amarsi con onestà

La voce più forte era quella di lui. “DEVI ANDARE DALLO PSICOLOGO, DEVI ANDARE DALLO PSICOLOGO…” La voce di lei era flebile.
Questo due giorni fa.
Ieri sera di nuovo la voce di lui: “VAFFANCULO, MI HAI ROTTO IL CAZZO, VATTENE! HAI CAPITO CHE TE NE DEVI ANDARE? LASCIATEMI IN PACE…”
Mi affaccio alla finestra della sala, abito al settimo piano, e di fronte scorgo le due finestre dell’ultimo piano. La palazzina di fronte è più bassa. Quelle due finestre sono la sala – lei ha la scopa in mano, il tavolo è rotondo, c’è ancora la tovaglia – e la camera da letto – lui va e viene dalla camera da letto alla sala (questa la porzione concessa alla mia visuale).
Lui è più aggressivo dell’altra sera. Dice un sacco di parolacce. Lei gli fa la linguaccia – “MI FAI LA LINGUACCIA? ALLORA NON HAI CAPITO…” – lui le lancia qualcosa addosso, “VATTENE, TE NE DEVI ANDARE”, lei è nell’angolo, dice “ahi”, lui si avvicina e le tira uno schiaffo, mi spavento, penso devo chiamare la polizia?, lui va e viene dalla camera alla sala, “LASCIATEMI IN PACE, LEVATEVI DAL CAZZO”, lei spazza il pavimento, è di schiena, l’ombra di un bambino entra in camera da letto e scompare nella porzione cieca della visuale, “LASCIATEMI IN PACE”.
Sono stanca di guardare. Cambio canale ma le voci non smettono, penso tanto non dura a lungo, o qui tutto esplode o qui tutto si calma. Poi le voci smettono. Il silenzio mi fa di nuovo curiosità. Mi affaccio: la televisione in camera da letto è accesa, la sala è buia.
Il tempo di sintonizzarmi su un film e tutto si disperde. Ci sono le zanzare, fa caldo, il rumore del ventilatore, le finestre aperte. La città che sto per lasciare mi ha regalato gli ultimi fuochi d’artificio di queste vite fabbricate dentro arnie di cemento. Non c’è niente di originale, questo, dopotutto, accade.
La mia sala al settimo piano è ingombra di scatoloni. Le librerie sono vuote.
Sembra il regno del silenzio.

Stamattina mi sono alzata presto e mi sono affacciata alla finestra. L’appartamento di fronte ha la tenda tutta abbassata ed è inespugnabile.
Le ombre sono scomparse.
Dovrebbe essere sempre così, tende abbassate e scatoloni pieni. Oppure semplicemente amarsi con onestà. Ma non è sempre facile. C’è chi si spaventa alla sola idea di traslocare. E chi arreda la sua prigione per non dover affrontare la fatica dell’addio. Sono stata prigioniera anche io. Anche io ho urlato e anche io ho preso in mano la scopa per sistemare ciò che andava sistemato.

Ma questo è accaduto in una porzione di tempo non più accessibile alla mia visuale.

 

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Vanità, senso orario ed emisferi

COME SI USA:
Al mattino, sulla pelle del viso e del decolletè, applicare un leggero strato di Crema Idratante Nutriente ed eseguire con i polpastrelli delle dita un leggero massaggio rotatorio in senso orario¹ finché non si assorbe.

¹Anche i piccoli movimenti rotatori, se eseguiti correttamente, servono a far circolare meglio e in maniera regolare i liquidi dei nostri tessuti. Consigliamo il senso orario per chi come noi vive nell’emisfero nord e antiorario per chi vive nell’emisfero sud. Come è noto nell’emisfero nord le acque circolano nel senso orario mentre nell’emisfero sud le stesse circolano in senso antiorario.

(Tratto dal foglietto illustrativo della mia Crema Idratante Nutriente)

A me, in ogni caso, quello che più di tutto ha attirato l’attenzione è quel “come è noto”.

La vita come prescrizione del medico

– Pigliate le cose più agiatamente, e non continuate a domandarvi se questa cosa o quella fanno per voi. Non interrogate troppo la vostra coscienza: finirete a renderla stonata come un vecchio pianoforte. Tenetela per occasioni più grandi, e non cercate di formarvi un carattere: è come aprire prima del tempo un tenero e sodo bocciolo di rosa. Vivete come meglio vi piace e il vostro carattere avrà cura di se stesso…
(…)
– C’è del vero in quello che dite, – continuò Isabel. – Io sono troppo assorbita in me stessa, considero troppo la vita come fosse la prescrizione del medico. Perché, in realtà, dobbiamo continuamente star a pensare se convenga far una cosa o no, come se fossimo degenti all’ospedale? Perché tanta paura di non far bene? Come se al mondo importi molto se faccio bene o male.
– Non c’è una come voi per accogliere i buoni consigli, – osservò Ralph. – Togliete addirittura il vento alle mie vele.

Compostaggio memoriale

Mi appunto le cose sui foglietti, a volte ci metto pure la data. Raccolgo questi foglietti in mucchietti e li metto da parte. Passano così i giorni, le settimane e di tanto in tanto li riprendo in mano. Li leggo e decido quali tenere, quali buttare. È un procedimento di compostaggio memoriale. Trasformo in concime ciò che smaltisco. Il risultato non è visibile nell’immediato, esso si manifesta nel corso del tempo. Diventa un’impressione, un appiglio temporale. La citazione durante una chiacchiera.

Ottobre 2016: “Foto scatoloni e sedie.”

Febbraio 2017: “Siamo in ascolto, siamo in ascolto… porca puttana.”

Radio 1, Life – Obiettivo benessere, di cosa parliamo oggi: “Osteopatia e fragilità delle ossa” / “Incomprensione delle coppie nell’era del web” / “Dipendenze tecnologiche” / “Talasso terapia”

Senza data: “Il riscaldamento… e il gufo?”

C’è pure un foglietto bianco, la scritta è a matita, la grafia non è la mia: “Garibaldi, Soffitta, La Magnolia…”