Riletteratura

Tolstoj Lev (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910), è stato uno scrittore, filosofo, educatore russo, involontario fondatore, insieme a Fëdor Dostoevskij, del movimento letterario della Riletteratura. Secondo gli aderenti a tale movimento i grandi romanzi russi sono presenti come archetipi latenti nella mente dell’uomo già alla nascita (i cattolici sostengono dalla quinta settimana di vita) e divengono informazioni coscienti solo dopo la lettura fisica del testo. Per tale ragione, approcciando per la prima volta un romanzo di Tolstoj e Dostoevskij, i Riletteraturisti dicono “ho riletto Delitto e Castigo” oppure “in questo periodo mi sto dedicando alla rilettura delle opere complete di Tolstoj”. Sostengono i teorici che, a volte, piccoli traumi infantili posso mettere a soqquadro l’archetipo ed è la ragione per cui possiamo trovare persone in libreria che cercano ad esempio Guerra e Pace sotto la “D” di Dostoevskij. I Riletteraturisti sono di solito persone che sanno già tutto del mondo e in cucina utilizzano moltissimo la curcuma.

(Grazie a Giorgio Tulli)

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Non conviene sapere nulla

 

 

 

 

 

 

 

 

“Rosalino, qual è San Felipe?”
Quien sabe, señor?” dice Rosalino. E guarda verso i villaggi di là del sole della savana con neri occhi che non vedono.
Risuona nella sua voce l’inevitabile piatto accento dell’indifferenza, sottolineato da rassegnazione, ed è come se dicesse: non conviene a un uomo sapere queste cose. Non conviene sapere nulla, neanche il proprio nome, tra gli indiani.

(In Messico – David H. Lawrence)

Citazione

Tramonto d’estate a Serralta

…e quando il sole scende all’orizzonte
lancia gli ultimi raggi al campanile
un coro di campane gli risponde
fra voli di rondoni che in febbrile
stridulo vorticare al dì che muore
danno il saluto. A un tratto tutto tace,
anche la valle spegne ogni rumore,
s’accendon su le luci e tutto è pace…

(Poesia di Enrico Marinangeli. Enrico è un mio vicino di casa. Con Enrico chiacchieriamo di poesia e di vita quando, casualmente, c’incontriamo nell’ingresso. Un giorno mi ha detto che da giovane ha scritto qualche poesia e che avrebbe avuto piacere a farmele leggere. Quando l’ho incontrato l’ultima volta gli ho chiesto il permesso di poterne pubblicare qualcuna. Ho scelto “Tramonto d’estate a Serralta” perché Enrico mi parla spesso di Serralta, il suo paese natio, e perché da lì nasce la sua poesia.)