Notes to the future

And the children shall march
And bring the colors forward
Investing within them

The redeeming blood
Of their revolutionary hearts.

Patti Smith

Ma a tutto preferiva una banconota governativa

È una cosa, – usava dire, – che non ce n’è una meglio: non è necessario darle da mangiare, prende poco posto, sta tutta in una tasca, se cade non si rompe.

(Racconti di Pietroburgo – Il naso – Nicola Gogol)

La meraviglia del teatro

Disegno di Giulia

Disegno di Giulia

Theàtrum, parola latina di origine greca (thèatron, propriamente “luogo destinato agli spettacoli”) la cui radice thaýma significa “ammirazione”, “meraviglia”.
Ecco, è qui che volevo arrivare, alla meraviglia.

Che cosa succede in teatro?
Succede che una bambina di nome Giulia va a teatro a vedere uno spettacolo dove recita il suo papà. La storia, ambientata a Milano, narra di una coppia moderna. Lui “intrippato” con il bio, il G.A.S., la fotografia sociale e il mercato equo e solidale. Lei, emigrata dal Sud, in cerca di un lavoro e di un’identità difficile da trovare. La parola condivisione ritorna spesso, è un mantra che non solo riguarda la coppia in questione, ma l’intera comunità metropolitana di Milano. Giulia ha già visto lo spettacolo, esattamente un anno fa, quando debuttò. Giulia fa il tifo per il suo papà. Giulia vede il suo papà sul palco, dove non è più il suo papà, bensì Andrea, il fotografo intrippato con il bio. Durante l’ora dello spettacolo succedono tante cose, c’è la musica, i cambi di scena, i colpi di scena. Ci sono le luci, il buio. Insomma, accade il teatro.
Alla fine dello spettacolo Giulia abbraccia il suo papà.
È emozionata.
E lo è perché il suo papà è tornato a essere quello di sempre: il suo papà e basta. Giulia capisce che il teatro non è la realtà: il teatro mette in scena la realtà.
Cala la notte. Il buio accarezza i sogni di Giulia. Il giorno dopo Giulia fa un disegno. Disegna il teatro. Disegna Andrea (il suo papà sul palco) e Felicita (questo il nome della protagonista dello spettacolo), disegna la pasta madre, le cassette della frutta che compongono i diversi luoghi e momenti dello spettacolo, il carrellino con cui Andrea e Felicita vanno in cascina, le scarpe rosse con il tacco alto alto di Felicita. Sotto, a destra, il titolo dello spettacolo: LogOut – L’amore al tempo dello sharing.
Quando Fabio, il papà di Giulia, ci ha mandato il disegno via what’s up, mi è venuta voglia di scrivere un articolo per Fantastoriare. Senza sapere cosa avrei scritto ma sapendo il perché.
Perché il teatro è un luogo dove accadono cose meravigliose. Dove si torna bambini, anzi, dove si è bambini. Noi, io, Beatrice, Simona e Fabio, ci siamo divertiti come bambini a mettere in scena LogOut. E oggi, a distanza di un anno dal debutto, siamo molto orgogliosi del disegno di Giulia. Tante cose sono accadute in questo anno, cose belle e cose anche più belle.
Il mio augurio è quindi questo: di trovare sempre più luoghi e momenti in cui la meraviglia accade. Tutto qui.

Grazie Giulia.

Sparacoriandoli

A Bollate c’è un negozio con un’insegna enorme che contiene per intero la parola SPARACORIANDOLI.
SPARACORIANDOLI è una bella parola e solo nel vederla la prima volta, lì, enorme, gridata a gran voce, mi sono resa conto di quanto fosse bella. SPARACORIANDOLI.
Eppure, l’altro ieri, passando davanti al negozio, un grande vuoto mi ha assalito. L’insegna era stata tolta. Forse la devono sostituire, mi sono detta.
Tuttavia… che strano il destino di certe parole! Se ne stanno lì, nel cantuccio del pensiero, inutilizzate, finché non ti si parano davanti con tutta la loro spudoratezza, finché non diventano parte dell’arredo mentale. Speriamo non le sia accaduto nulla di male. Speriamo di rivederla presto. Quanto mi manca la parola SPARACORIANDOLI.

Citazione

Stordimento di macchine

il-fu-mattia-pascal-di-luigi-pirandello

Oh perché gli uomini (…) si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d’arricchire l’umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioja in fondo proviamo noi, anche ammirandole?