Perdere tempo, guadagnare tempo

Passeggiare è un’arte povera, un far niente pieno di cose, il piacere di scrivere una pagina bianca, una risacca dolce della nostra vita minima. Passeggiare vuol dire partire per arrivare, ma senza impegno, perché ci si può fermare prima, cambiare percorso, inseguire un’altra idea, prendere una strada secondaria, fare una digressione. Passeggiare è abbandonare la linea retta, improvvisare il percorso, decidere di volta in volta la rotta, girare a vuoto nella penombra, non avere paura di ascoltarsi. Passeggiare è accarezzare un palazzo o una strada che ti sono cari, dove non passi per caso, ma perché vorresti incontrare qualcuno. Passeggiare talvolta è un perdersi breve, in un piccolo spazio, una microfisica dell’avventura, da cui si torna con una storia da raccontare. Passeggiare è ritornare a se stessi e a quella parte di noi che è la premessa di tutto (…).

(Franco Cassano, “Modernizzare stanca: perdere tempo, guadagnare tempo”. Citato nel libro “La pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni)

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Non è mica finita qui… (Fantastoriare alla scuola Marcello Candia)

I biglietti che i ragazzi della III B hanno fatto per ringraziarmi

I ragazzi della III B, per ringraziarmi, mi hanno sommerso di biglietti; TVB, Buona Pasqua, sei una principessa… Il mio cuore trabocca di gioia

18 marzo 2016: ultimo incontro presso la Scuola Marcello Candia. I ragazzi della III B e della III C oggi si sono concentrati sulle Fantastorie, quelle di cui avevano gettato i semini una settimana fa. I ragazzi della III A, invece, non c’erano perché alcuni maestri hanno aderito allo sciopero. Con loro recupererò quanto prima. Quello che mi preme dire, tuttavia, è questo: non voglio che il lavoro termini così, con le Fantastorie scritte e lette un po’ di fretta. Vorrei, invece, leggere attentamente i singoli testi e ragionare sulla revisione, sì, la revisione delle Fantastorie. Ritengo che la revisione sia un momento importantissimo per un’opera letteraria e le Fantastorie sono a tutti gli effetti opere letterarie. Quindi non ne pubblicherò, per ora, nessuna. Mi riservo il diritto di rileggerle con calma, di fare le mie annotazioni, se del caso, di restituire i testi ai diretti interessati e di lasciare che il lavoro di revisione avvenga tra di loro e con l’ausilio dei maestri. E mi piacerebbe che i ragazzi, alla fine del lavoro, si valutassero da soli, una valutazione che tenga conto dell’impegno e dell’ascolto reciproco. Non so se questo sarà possibile ma a me piacerebbe molto. Intanto aspetto di tornare alla scuola Marcello Candia per terminare il ciclo di tre incontri con la III A del maestro Simone. Poi si vedrà. Chissà mai che non si possa pensare alla “Giornata della Fantastoria“, una lettura corale di tutti i racconti a gambe incrociate in giardino. Senza banchi, né sedie, né lavagne. Solo il cielo, gli alberi, qualche uccellino e il canto potente delle nostre voci. Chissà… 

Fantastoriare allo Spazio Teatro Rem

Ecco una buona notizia. Fantastoriare approda a teatro.
Prima di Natale ho conosciuto Monia dello Spazio Teatro Rem di Bollate (Spazio Teatro Rem), le ho parlato di Fantastoriare, lei mi ha spiegato le attività del teatro, ci siamo confrontate, ci siamo piaciute e così sabato 19 marzo mi ha invitato al “Per corso artistico teatrale genitori e figli”. Il titolo dell’incontro di oggi è: “Imitare e raccontare.” Non so assolutamente nulla, Monia è stata volutamente sul vago, mi ha detto: “Vieni e capirai.” Mi presento alle ore 10, in una fulgida giornata di primavera, il sole disegna rettangoli di luce sul parquet. Il programma prevede due incontri di un’ora l’uno: due gruppi diversi, bimbi di età diverse, il più piccolo ha 4 anni. Come sempre sono un po’ nervosa. Ma poi, come sempre, mi rilasso. Non è merito mio, è merito della Fantasia e dell’incanto della Fanciullezza. Ed è così che la parola imitare diventa uno specchio, un’ombra, il verso di un animale. Ci sediamo in cerchio a gambe incrociate. “Sapete cosa vuol dire imitare?” Prima di rispondere i bambini alzano la mano. Loro sì che sono educati. Ognuno dice la sua – ombra, specchio, ruggito. Quindi ci mettiamo in piedi. Adulto e bambino, l’uno di fronte all’altro, distanti il giusto perché le dita si sfiorino, in piedi, i piedi ben saldi a terra, gli occhi negli occhi, io capito con Giorgia nel primo gruppo e con Beatrice nel secondo gruppo. Giorgia è qui con il suo papà e il suo fratellino. La mamma di Beatrice non è potuta venire.
Monia fa partire la musica: poi passa tra di noi. Chi viene toccato dalla sua mano deve iniziare a muoversi lentamente. L’altro lo deve imitare. Poi si cambia. A turno ci muoviamo formando coreografie mute di mani; cerchi, ali, carezze. Siamo uno specchio che copia, senza interrogarsi sul senso. Gli occhi negli occhi. Lo specchio non abbassa mai lo sguardo.
Monia poi chiede agli adulti di sedersi e ai bambini di mettersi in fondo alla sala: dovranno attraversarla imitando i loro genitori quando sono stanchi o appena svegli o indaffarati o arrabbiati… Senza parlare, imitandone in silenzio la camminata. Verrà poi il turno dei genitori.
Monia domanda: “Che cosa si imitano di solito?”
“Le cose belle.” Infatti, sono tutti belli. I bimbi che sbuffano ingrugniti e i genitori che saltellano estasiati. Io sono stupefatta. C’è molta partecipazione da parte di tutti, c’è tanta emozione. Osservo questo via vai di passi strascicati, saltelli baldanzosi, smorfie e sbuffi, seduta per terra dentro un rettangolo di luce che mi scalda la schiena. Oggi è la festa del papà, l’inizio della primavera, un’ora lenta in mezzo a ore che corrono veloci. Poi Monia mi si avvicina, mancano 20 minuti al termine, mi chiede: “te la senti?” Io annuisco e mentre ci sediamo nuovamente in cerchio, non so assolutamente cosa dirò a tutti loro. Ma carica di fiducia inizio a parlare…

Vivere una vita non è attraversare un campo*.

Mi viene in mente questo verso, l’ho sentito dire da Paolo Nori durante un workshop di scrittura, non ricordo l’autore, so solo che è un autore russo. Mi viene in mente questo verso perché la sala oggi è un campo e tutti loro l’hanno attraversato dal principio alla fine. La vita per noi oggi è attraversare un campo. Mi sembra una bella storia e per raccontarla possiamo partire dal principio, dal mezzo o dalla fine. Raccontare è un po’ come imitare. Imitare la realtà, mettendoci dentro tutti gli specchi, i ruggiti, le ombre, i cerchi e le carezze che uno vuole, l’importante che abbia un senso. Chiedo se hanno voglia di inventare una storia. Urlano di sì. Parto io: “C’era una volta un maialino che faceva tanta cacca…” A turno ognuno aggiunge un pezzettino così che alla fine la storia diventa la storia del maialino che faceva la cacca a pois, rosa e azzurra, perché aveva mangiato un arcobaleno. Con quelli del secondo gruppo inventiamo la storia di Catelena che ogni tre passi saltava. E a furia di saltare era finita su una nuvoletta. E doveva andare alla festa di Carolina ma si era persa, tra nuvole e saltelli, poi Catelena finisce al pronto soccorso per un’indigestione di dolci, arriva anche un’inondazione e quindi una barca… Prima di andar via animiamo il racconto con una piccola recita. Tutti, sia chiaro, grandi e piccini. E pensare che sono arrivata qui con nessuna idea in testa.
Ringrazio i bambini del primo gruppo (Francesco, Nicolò, Giorgia, Riccardo, Johan e Youssuf) e del secondo (Emma, Beatrice, Matteo e Christian) per avermi accolto e per aver dato vita a queste due bellissime storie. E ringrazio, ovviamente, i loro genitori e Monia che, oltre a gestire lo Spazio Teatro Rem, è attrice, mamma e anche un po’ folletto. Un folletto dai capelli rossi.

(*Il verso è di una poesia di Pasternak, il titolo della poesia è Amleto. Grazie a Paolo Nori, sempre.)

La sala che è diventata il nostro campo di gioco

La sala dello Spazio Teatro Rem che è diventata il nostro campo di gioco

 

Orto e libertà

Venerdì 11 marzo 2016.
Ore 16,30: prima di tornare a casa il maestro Simone mi fa fare un giro nell’orto della scuola Marcello Candia. Mi sembra che qui, in questa isoletta abitata da ragazzi e dai loro piccoli sogni, la parola speranza sia un semino che prima o poi metterà radici. Bisogna saperla coltivare la speranza, la speranza ha bisogno d’aria buona, acqua e libertà.

Nella scuola Marcello Candia la parola libertà è importante

Nel corridoio del primo piano della scuola Marcello Candia incontro la libertà

L'orto coltivato dai ragazzi della scuola è rigoglioso

L’orto coltivato dai ragazzi della scuola è rigoglioso

L'orto è pazienza e attesa...

L’orto è pazienza e attesa…

Una pianta di kiwi

Una pianta di kiwi

Fantastoriare alla Scuola Marcello Candia (Secondo incontro)

Venerdì 11 marzo 2016.
Ore 8,30.
Inizio con la III B, la classe della maestra Marilù. A seguire la III C, della maestra Manuela, per finire, dopo la pausa pranzo, con la III A del maestro Simone.
Oggi giocheremo con gli anagrammi e inizieremo a piantare i semini per la Fantastoria.
Ma prima di partire con i giochi, i ragazzi mi fanno l’elenco delle cose rosse, viola, blu, fucsia, azzurre che hanno incontrato nel loro cammino (la volta scorsa gli avevo chiesto di prestare attenzione al loro mondo).
Zaini, pennarelli, astucci, tazze del Napoli, il cielo, la giacca viola di Tiziana, gli occhi di Pietro il fratello di Francesco, il coperchio del cestino, la sciarpa viola di Tiziana, il prato, le foglie, un profumo viola, un muro viola…
Passiamo agli anagrammi, i ragazzi si divertono, fanno a gara a chi scopre più parole: la gara coinvolge, ovviamente, anche i maestri.

Le parole nascondono altre parole, è la regola del movimento intestinale

Le parole nascondono altre parole, è la regola del movimento intestinale

 

Un mucchio di parole

Un mucchio di parole

Ma il tempo balla veloce sul pentagramma dell’anagramma e bisogna che i maestri dividano le classi in gruppi per dare l’avvio alla creazione della Fantastoria. I ragazzi ora sono un gruppo di scrittura, dovranno quindi trovare un nome per il gruppo, decidere i ruoli, rispettarli e collaborare senza litigare.
Ecco lo schema proposto dalla maestra Marilù:

A ciascuno il suo

A ciascuno il suo

Riguardo alla storia: in III B uso il binomio fantastico di Rodari. Chiedo alla maestra Marilù un barattolo, il barattolo delle idee. Come funziona il binomio fantastico? Ogni bambino scrive in gran segreto su un foglietto anonimo e ben ripiegato una parola: oggetto, cibo, animale, nome proprio, personaggio…  Dal barattolo si sorteggiano due parole per gruppo. La combinazione delle due parole è il binomio fantastico (nel nostro caso i semini per la Fantastoria).
Purtroppo l’elenco dei gruppi e dei binomi della III B è rimasto in classe. Mi rifarò nel prossimo resoconto.

In III C uso due barattoli. In uno ci sono i super poteri, nell’altro le deficienze (il binomio a contrasto, una variante inventata da me del binomio fantastico).
Ecco i risultati:
Nome del gruppo                    Componenti                                      Binomio a contrasto
Squadra degli indiani: Themya, Salma, Martina e Roberto – (Volare / Senza testa)
Braintec lupi: Cristina, Rei e Justin – (Potere di distruggere / Senza intestino)
Real Stepny: Catalin, Elena e Antonello – (Non ha il cervello / Vorrebbe morire)
I tre moschettieri: Abanoub, Mattia e Alessio – (Trasformare gli altri in animali / Senza cervello)
Le pantere azzurre ABJ: Baraa, Jasmine e Anna – (Uomo di ghiaccio / Manca l’apparato respiratorio).

In III A utilizzo l’ipotesi fantastica (Rodari docet) data da nome (oggetto, cibo, animale, nome proprio, personaggio scelto a caso dal barattolo delle idee) e verbo (detto a voce dai ragazzi dopo che si è sorteggiata la parola). Ecco le combinazioni:

Nome del gruppo     Componenti              Ipotesi fantastica
Siamo i campioni: Joush, Kim e Kari – (Indiana che balla)
All Stars: Jonatan, Gheraldine, Francesco e Zakariaa – (Sarak combatte i cattivi)
I Fantastici 4: Ale, Aisha, Rewida, Davit – (Lo zombie mezzo uomo e mezzo cavallo che mangia verdure)
I quattro poco evoluti: Gioacchino, Rawda, Jaypee e Diana – (Cloe trova le cose strane e vola)
I tre porcellini: Fatima, Denisa e Serigne – (Drago che gioca).

La divisione dei ruoli della III A

La divisione dei ruoli della III A

Ci tengo a sottolineare che le idee devono partire da ognuno di loro, che il ruolo dell’ideatore vale per tutti e che per poter costruire una storia bisogna anzitutto porsi delle domande. Chi è?, dove vive?, cosa fa o cosa ha combinato?, cosa mormora la gente? e così via… Ma soprattutto bisogna essere precisi nelle descrizioni. Se il protagonista, ad esempio, sputa quando parla, bisogna essere precisi nel descrivere il suo sputo. Di che sputo si tratta? È compatto, a fontanella, si attacca ai muri? La Fantasia è roba seria!
Suona la campanella, il tempo mio qui per oggi è terminato. Il prossimo venerdì scriveremo la Fantastoria. Mi raccomando, pensateci, confrontatevi tra di voi e rimanete in ascolto…
C’è tanta poesia nel mondo da riempire il cielo.

Un biglietto di TVTB da parte di Giulia.

Un biglietto di TVB da parte di Giulia

Il signor Sporcelli visto da Francesco (a sx) e da Rewida (a dx)

Il signor Sporcelli visto da Francesco (a sx) e da Rewida (a dx)

A sx la signora Sporcelli (disegno di Denisa) e il signore e la signora Sporcelli a dx secondo Aicha

A sx la signora Sporcelli (disegno di Denisa); a dx il signore e la signora Sporcelli (disegno di Aicha)

Inno alle donne

Ah, le donne!!!!

corrusco

Le donne sono fragili le donne sono agili le donne sono amate a volte detestate – le donne sanno fare le donne sanno dire le donne sanno amare le donne e il malaffare – le donne son gelose le donne son golose le donne alcune ariose altre tenebrose – le donne fanno figli le donne fanno danni le donne e i loro affanni le donne eppur le donne – le donne scritte a penna le donne disegnate le donne ricordate le donne vaneggiate – le donne sempre tese le donne che contese le donne consumate le donne abitate – le donne liberate le donne confinate le donne e i loro drammi le donne e i chilogrammi –  le donne in ogni dove le donne tutte quante le donne intere e le donne frante – le donne a esser donne non sanno che fortuna – le donne a esser donne non sanno che iattura…

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Fantastoriare alla Scuola Marcello Candia (Primo incontro)

Venerdì 4 marzo 2016: incontro i ragazzi della Scuola Marcello Candia di Milano. È la prima volta che mi cimento con una terza elementare e sono quindi un po’ nervosa.

Alle 8,30 suona la campanella.
Il programma di oggi recita. Le prime due ore in III C, la maestra è Manuela. Le successive due ore in III B con la maestra Marilù. Dopo pranzo due ore in III A e il maestro Simone.

Entro in aula e rompo gli indugi presentandomi, chiedendo loro cosa si aspettano da Fantastoriare. Le risposte, per tutt’e tre le classi, saranno più o meno unisone – scrivere una storia fantastica, giocare con la Fantasia, giocare con le parole.
L’obiettivo di oggi è prendere confidenza gli uni con gli altri.
Ci sediamo in cerchio per terra a gambe incrociate. Chiedo loro di presentarsi e di dirmi, usando l’iniziale del loro nome, una parola, un oggetto, un animale, un cibo, un colore a piacere. In queste classi in prevalenza ci sono bambini stranieri i cui nomi risuonano nuovi alle mie orecchie. Quello che mi piace tanto è che quando pronunziano i loro nomi spesso devono farmi lo spelling. Siamo qui per imparare gli uni dagli altri. A me questa sembra una ricchezza non da poco.
Dalla presentazione escono combinazioni tipo: Anastasia – Anguria / Raian – Rapa / Matteo – Mela / Raudi – Rose / Rewida – Rosso e così via… Terminato il giro chiedo di scegliere una lettera dell’alfabeto e di rappresentarla a piacere (con un suono, un passo di danza, una posa…).
I risultati sono sorprendenti, sonori, urlati, chiassosi.
Jheraldine mima la “D”: mezzo cerchio e una linea. Mezzo cerchio e una linea. Mezzo cerchio e una linea… tutti in piedi la imitiamo. A Sonia piace la “F” di Farfalla. A Damiano la “B” di balenottera azzurra, per rappresentarla ci buttiamo per terra e nuotiamo. Aisha sceglie la “Z”: la “Z” di Aisha è sonora “zzzzzzzzzzzz”, tutta l’aula risuona di “zzzzzzzzzzzz”…
Themiya dice, dopo aver assistito al ballo della “B” messo in scena da una sua compagna: “Il ballo della “B” sembrano bolle che scoppiano.” E ancora, la “I” è uguale a un singhiozzo.” Quasi mi commuovo.

Leggo, quindi, qualche brano da “Gli sporcelli” di Roald Dahl, un libro divertente che ci fa ridere, disgustandoci anche un po’.

Arriva il momento di sedersi ai banchi: alla lavagna scrivo un elenco di parole con la “G”. Ma, purtroppo, la “G” è scomparsa dall’alfabeto. Se sostituiamo l’iniziale, che parola otteniamo?

GABBIA diventa SABBIA/RABBIA
GATTO diventa ATTO/MATTO/RATTO/PATTO/TATTO
GONDOLA diventa DONDOLA

E poi con la “P”:
PALLONE diventa TALLONE
POLLINE diventa COLLINE
PERA diventa SERA/CERA
PADRE diventa MADRE

L’intento è sciogliere le tensioni muscolari e grammaticali.

In III C chiedo ai ragazzi di scrivere delle frasi rispettando l’ordine delle vocali:
– Alessandro Era In Orario Ultimamente (Cristina)
– Asini e Ippopotami Origliano Uomini (frase di gruppo)

In III A chiedo ai ragazzi di scrivere la fiaba più corta del reame.
– C’era una principessa fine (Gioacchino)
– C’era una volta una principessa e un principe e vissero felici e contenti (Aisha)
– C’era un principe (Zaccariaa)
– C’era una volta una bambina in un regno viola e i capelli biondi (Karima)

Purtroppo in III B ho un po’ meno tempo: ci rifaremo la prossima settimana. Ho ancora due incontri con queste classi. Riusciranno i nostri eroi a scrivere la storia più fantastoriosa del mondo? Lo scopriremo un po’ per volta. Quello che per oggi mi basta, è averli conosciuti e aver giocato con loro. Prima di salutarli leggo ancora un paio di capitoli de “Gli sporcelli”, dico che se vogliono, a casa, possono disegnare il signor Sporcelli (“Il signor Sporcelli era un Pelinfaccia. Aveva tutto il viso ricoperto di folti peli, a eccezione della fronte, degli occhi e del naso.”) e la Signora Sporcelli (“La signora Sporcelli non aveva la faccia pelosa. Ma era un vero peccato che non l’avesse, perché se non altro la barba avrebbe nascosto almeno in parte la sua raccapricciante bruttezza“).
Chiedo, inoltre, di pensare a un colore e di memorizzare o scrivere tutto ciò che incontreranno di quel colore nei loro tragitti.
Spero di stimolarli all’osservazione del mondo.
Questi ragazzi non possono sapere quanto bene mi fanno. E quanto bene fa al mondo la Fantasia. Meno male che lungo il mio percorso ho incontrato Gianni Rodari e la sua Scuola di Fantasia:

La scuola tradizionale ha sempre puntato su due qualità di fondo, su due virtù scolastiche: l’attenzione e la memoria. (…) Mi sembra che oggi occorra invece una certa analisi di altre funzioni della mente e della personalità infantile: per esempio della creatività, dell’immaginazione; un’analisi dell’immaginazione e dei suoi meccanismi che sono uguali nel bambino e nell’adulto, nell’artista e nel falegname. La fantasia che crea, l’immaginazione produttiva, non è un privilegio di alcune persone che sono nate con un «registro» in più, con una tastiera più ampia di altre, sono cose che fanno parte della personalità di tutti gli uomini, anche se non tutti gli uomini sono messi in condizione di sviluppare, di estendere questa loro capacità: non solo nel senso di riprodurre il reale per viverci in mezzo (lo devono comunque riprodurre), ma anche di produrre cose nuove, di scoprire nuovi problemi.

La lettera "G" è sparita dall'alfabeto... che pasticcio!

La lettera “G” è sparita dall’alfabeto… che pasticcio!

Inno alla libertà nel corridoio della Scuola Marcello Candia

Inno alla libertà nel corridoio della Scuola Marcello Candia