La nascita

Angelo alato

La tua forma è nella roccia. La tua forma è nell’attesa. Un seno, poi una gamba, poi un’ala.
La ruvidezza del calcare genera la leggerezza della forma.
Nasci.
Sei un angelo.
Ti staccherai da terra. La roccia esploderà. Ci sarà odore di zolfo. Un leggero sbattere d’ali. Un leggero vortice d’aria.

Poi di nuovo l’attesa.

 

 

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Non è una recensione negativa

 

Ho letto questo libro di poesie e mi sono incazzata, sì, incazzata forte. Il motivo non sta tanto nella “non bellezza” delle poesie, alcune, di fatto, sono ben scritte. Mi sono incazzata perché mi sono sentita presa in giro. Per esempio, alcune poesie sembrano scritte senza voglia.
Tipo questa:

C’è una domanda
che ci si fa spesso.
Come stai?
Non rispondere mai,
se non te ne accorgi
da solo, o fingo bene io
o fingi male tu.

Oppure scritte senza pudore, senza pensare che da questo lato della pagina ci sono io:

Sono seduto
al bancone del Bar.
Solo come la moltitudine
che mi sta intorno.
Sto aspettando
che arrivi un amico
al quale ieri notte
ho presentato una ragazza
che aveva letto le mie poesie
e nonostante la mia faccia
le erano piaciute.
È in ritardo di
quattro cuba libre.
Provo a buttare giù
parole sul sottobicchiere
quando vengo accarezzato
da una rosa
triste e rassegnata.
Alzo lo sguardo
voltandomi
un venditore di rose
me le vuole regalare
a patto che io gli regali
un euro.
Tiene la rosa
all’altezza del mio naso
insistendo.
Sorrido a lui e alla rosa
poi la mordo riempiendomi la bocca
staccandola dal gambo
e comincio a masticare.
Gli regalo un euro
mi giro verso lo specchio
dietro il bancone
sorrido sputando petali
mentre il mio amico
si starà chiavando
quella a cui le mie poesie
sono piaciute.

È che proprio mi sono incazzata a leggerlo, tutto qui.

La morte è fertile

Il mondo secondo Cavazzoni

Ecco, quindi che chi ha un giardino dovrebbe farne un cimitero; chi non ce l’ha, chi vive in condominio o in centro città dovrebbe usare come cimitero il parco pubblico, o le campagne subito oltre la periferia, ad ogni decesso ci si pianta sopra i cespugli, piante da fiore, piante da frutto, sotto ogni albero un trapassato, in modo che perduri il suo carattere, le sue abitudini, e su ogni albero un cartellino: Catellani Ivano, cipresso; Furio Donati, magnolia.
Ad esempio da un olivo, che è mio zio, esce olio di prima spremitura meraviglioso; dalla zia, la vigna, un vinello bianco spumeggiante, «Stai calma zia!» dico sempre quando la stappo; se non ci sto attento comincia a uscire schiuma, mezza bottiglia di schiuma, come uscivano dalla zia chiacchiere a non finire, non si stancava mai di chiacchierare; e lo zio, che invece era tranquillo, calmo, placido, come un olio già in vita, le diceva: «Florinda, sarai stanca, vogliamo avviarci verso casa?» La zia si preparava ad andare: «Sì, Palmizio» (…); la zia allora accelerava le chiacchiere, per farne di più in minor tempo; esattamente come la schiuma, che non smette fin che non è uscita tutta; dopo un’ora, che però equivaleva alle chiacchiere di quattro ore, lo zio ripeteva: «Florinda, sarai stanca…» eccetera; calmo come alla prima chiamata, per questo l’abbiamo sistemato sotto un olivo, è la stessa linfa oleosa che circola, e poi all’olio gli dà quel gusto pulito, che era il temperamento a bassissima acidità dello zio. La zia invece era già vino spumante, vino leggero molto spumante, a berlo sembrava di sentire in bocca lei, «Ciao zia Flori, alla tua salute!», e continuava a chiacchierare sulla porta di casa, come se avesse appena cominciato, mentre lo zio continuava a stare in attesa, senza un’increspatura, senza impazienza, come chi aspetta qualcosa di lontanissimo, che può protrarsi anche mesi.

Bugia

Illustrazione di Annalisa Premoli

Illustrazione di Annalisa Premoli

La bugia nasconde l’insieme e rivela solo quel particolare. Lo inserisce nella realtà. Ritaglia il panorama. L’effetto è iporeale. La ciminiera sbuffa vapore contro il cielo estivo. File di ombrelloni fanno ombra a uomini, donne, bambini. Uomini grassi, uomini calvi, donne giovani, donne anziane. Una palla. Un secchiello. Qualche sedia a sdraio. La vedetta del bagnino e il mare calmo. In lontananza la città, i grattacieli, la ruota panoramica, altra umanità, quella che oggi non è in spiaggia.Tu, invece, sei in spiaggia. Lo smalto rosa sulle unghie dei piedi e delle mani. Bugia è anche il nome della macchiolina bianca sulle unghie. Lo sapevi? Non t’importa.
Tu le bugie le copri con lo smalto rosa.

 

 

 

 

 

Geometrie

Ieri, chissà se qualcuno se n’è accorto, ieri mi è scappato solo il titolo, geometrie, senza riuscire né a scrivere né a postare sul blog l’articolo che avevo in mente, ci stavo provando dal cellulare a scrivere e postare l’articolo sul blog, insomma, ieri, che c’era un sole e un cielo e un’aria e un verde e un blu d’intorno che, davvero, avrei voluto si postasse da solo l’articolo sul blog, ieri, mentre osservavo le geometrie attraverso i ritagli di finestra, di tapparella, di balcone, geometrie di luce, geometrie di colore, geometrie di cielo, geometrie di sole, in lontananza il monte Rosa, geometrie di roccia, geometrie di ghiaccio e geometrie di neve, dal mio personale osservatorio al settimo piano, geometrie di palazzi, ieri io stavo bene. Dentro tutta quella geometria.

Ecco.

Pace per il mondo

Poi un giorno faremo in modo di fermare tutto. La stampa dei libri e la scrittura. Leggere? Solo il già scritto. Scrivere? Scrivere niente per un intero giorno. Si rimarrà in ascolto. Le rotative ferme, un gran silenzio. Si potranno muovere solo gli occhi. Si potrà sognare. Senza condividere. Di nascosto. Sai che pace!

A te

Se doveva appartenere al limbo
finire tutto il tempo soppresso
persino nel ricordo
se bisognava smemorarsi di ogni cosa
che si credeva che era e che invece non è stata
se pure dolori tanto veri si sono fatti
alla fine mediocri malumori, giorni in cui appena
mi rivedo…
mio Dio, ma perché non mi hai dato almeno
occhi per guardarti, voce per chiamarti padre
ma mi hai dimenticato vivo come una lucertola nel sole
a sgranarmi tra le mani il rosario più scheggiato

le parole.

Mezze verità