La scuola della Fantasia

Dovete sapere che nella scuola della Fantasia è vietato entrare con le scarpe e si fluttua nell’aria come le carpe. Nella scuola della Fantasia si sta per aria con la testa e nessuno mai protesta. Nelle aule c’è puzza di piedi sudati, si sviene se non si è preparati.
Che scuola è mai questa, direte voi, sicuro che esista? Una scuola come questa non si è mai vista. Eppure esiste, lo so per certo, aprite le orecchie, sentite questo…

Nella scuola della Fantasia, all’ingresso, c’è scritto: “Avviso ai bidelli: prima di entrare nelle aule si prega di bussare!”
Un giorno la bidella Tilde entrò in aula senza bussare.
Non l’avesse mai fatto, svenne sul colpo.
La puzza della Fantasia può fare questo effetto.
Il maestro Gianni, che fluttuava dalla parte dell’attaccapanni, accorse a lei, le diede due buffetti sulle guance chiedendo scusa.
“Scusi Tilde se la malmeno, ma se non lo faccio, lei viene meno.”
Tilde aprì prima un occhio, poi l’altro. Noi tutti ce ne stavamo sospesi in aria a guardar giù.
Il maestro Gianni aveva in mano una boccetta.
“Beva un po’ di questo elisir, vedrà che si sentirà meglio.”
“Io non le prendo le medicine.”
“Ho detto elisir…”
“E mi fa bene questo lisir?”
“Benissimo!”
Al che la bidella Tilde bevve un gran sorso di elisir della Fantasia e dopo due secondi due iniziò a fluttuare pure lei. E mentre fluttuava era tanta la sorpresa che iniziò a gridare.
“Oh madonna mia, che succede? Oh madonna mia, che accade?”
Noi tutti allora ci mettemmo in tondo, una mano a prendere l’altra e iniziammo a girare e girare e girare e girare… fino a creare una tromba d’aria. E dentro ci friggevano tante parole, nella tromba d’aria, tantissime parole.
Il maestro Gianni fluttuava in disparte e teneva il ritmo con le mani.
Tilde ora sorrideva, non gridava più.
Ma appena suonò la campanella, tutti noi tornammo in terra.
“Maestro, cos’è mai questo? Un incantenesimo?”, domandò Tilde incartandosi con le parole.
“No, mia cara, è solo la Fantasia.”
“E fa bene o fa male?”
Il maestro non rispose. Era il suo modo di insegnare. Lui non ci diceva cosa dovevamo pensare o provare. Ci lasciava liberi di capire le cose con i nostri mezzi, con i nostri tempi.
Dopo un minuto intero, Tilde, ancora intontita: “Mi credo che è bene.”
“E allora va bene.”
Tilde non lo sapeva ancora che l’elisir le avrebbe fatto dimenticare tutto.
Perché la Fantasia è cosa da ragazzi e gli adulti, a volte, non la sanno gestire.

 

 

 

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Pupa

Pupa - Il Quaderno quadrone di Loredana Lipperini, illustrato da Paolo d'Altan

Pupa – Il Quaderno quadrone di Loredana Lipperini, illustrato da Paolo d’Altan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma per fortuna c’è Pupa, l’eroina del racconto. Pupa è una combattente. Combatte una lotta personalissima e feroce contro le verità precotte, i costumi bugiardi.

(dall’introduzione di Lidia Ravera)

I pensieri che pensano i pensieri…

La consapevolezza non è retroattiva, il rimpianto sì.
Ci ho pensato pochi minuti fa… stavo lì che pensavo a questi giorni così intensi e belli, belli di sole e intensi di calore, belli di amici che mi telefonano e intensi di impegni presi, e ho pensato prima alla consapevolezza e poi al rimpianto.
La consapevolezza guarda in avanti mentre il rimpianto ha il volto all’indietro.
Oppure, la consapevolezza può riguardare il passato ma soprattutto riguarda il presente, l’atto del vivere mentre si compie.
Nel futuro che ho adottato ci voglio arrivare con lo sguardo in avanti altrimenti non lo vedo.
E se non vedo il futuro poi mi dimentico anche del passato.

Questo ho pensato pochi minuti fa, chissà poi perché!

 

Sulla felicità

“Sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice, sono felice…”
“Che hai da urlare, smettila!”
“Scusa signor gufo, grifagno e goffo.”
“Goffo tua sorella! Che hai dunque da urlare?”
“Sono felice signor gufo, camuso e predace.”
“Ma come parli?”
“Parlo come mi ha fatto la mia mamma, dotto e leprotto.”
“Dunque tu sei il famoso Dotto Leprotto!”
“La mia fama mi precede? Son punto io, Dotto Leprotto.”
“Piacere, io sono Gufo Grifagno.”
“C’avevo visto giusto!”
“Sì, a veder giusto hai visto giusto ragazzo, ma la mia domanda ancora interroga.”
“Perché sono felice? Codesta è la domanda?”
“Sì.”
“Sono felice perché sono vivo.”
“E basta?”
“Par poco?”
“Par parco più che poco.”
“Ne convieni?”
“Ne convengo.”
“Ma io sono felice sol per questo.”
“La mia esperienza mi dice che non basta!”
“La tua esperienza, appunto.”
“Tu osi mettere in discussione la mia esperienza? Sono mille anni che popolo questa cavità lignea, mi devi rispetto.”
“Qui non si discute di esperienza ma di felicità.”
“Le due cose – esperienza e felicità – collidono?”
“Talvolta l’esperienza inasprisce i cuori.”
“Apperò, il mio cuore inasprito dall’esperienza, è questo che mi stai dicendo?”
“No, Gufo Grifagno, non sto dicendo un bel nulla. Sono solo felice e vorrei godermi il momento.”
“Urlando a squarciagola la tua felicità?”
“Sì, anche così. Ma anche rimanendo in silenzio nella mia tana, anche quando sono silenzioso io sono felice.”
“Tu mi infastidisci. Per me possiamo anche salutarci. Addio Dotto Leprotto.”
“Addio Gufo Grifagno.”

 

Soli

 

Sono Sol Boccone, sempre affamato,

non ho naso, né orecchi ma una bocca ce l’ho. E ho tanti denti, ohibò, ohibò.

 

Sono Sol Leone, delle stelle il re,

se hai capito chi sono, allora di’ trentatre.

 

Sono Sol Levante, potente, intrigante,

dipinto nel mezzo di una bandiera urlante.

 

Sono Sol Stizio, di tutti il più fermo,

o mi vesto d’Estate o mi vesto d’Inverno.

 

Sono Sol Diesis, ho cinque dita e tante mani

suono musica dal vivo, nei continenti africani.

 

Sono Sol Letico, ho un cuore contento,

faccio ridere il mondo e nemmeno un lamento.

 

Sono Sol Lievo, con me puoi star certo,

che troverai pace se hai tanto sofferto.

 

Sono Sole, senza aggettivi, un pezzo alla volta illumino il mondo,

non è colpa mia, è lui che è rotondo.