Stoner

Non mi aspettavo mi piacesse così tanto...

Una storia semplice scritta benissimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come molti altri, in quel periodo era in preda a una sorta di torpore che non riusciva a definire altrimenti: ma sapeva che quella sensazione era il frutto di emozioni così profonde e intense che non potevano essere riconosciute, perché non era possibile sopportarle. Ciò che sentiva era il peso di una tragedia collettiva, di un orrore e di un dolore così diffusi che le tragedie private e le vicissitudini personali venivano trasferite su un altro piano esistenziale, pur essendo amplificate dalla vastità in cui si sviluppavano, come la tristezza di una lapide solitaria può essere amplificata dal deserto che la circonda.

 

 

 

 

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Lunatico e geniale

Il mondo secondo Cavazzoni

Certe idee sulla vita, l’amore, il modo di stare a questo mondo… 

… la realtà continua per un po’ a farsi sentire, cioè irrompe nella nostra vita, e le irruzioni possono essere tante, più o meno acute, però ciascuna è un fatto isolato, come se la realtà avesse delle punte, o degli spigoli, ed è contro questi che noi sbattiamo, un po’ come uno che cammina al buio in una cantina, tutte le sporgenze dopo un po’ le conosce, le arcate basse ad esempio, quando nel buio le incontra con la calotta cranica e le riconosce come realtà, anche se più esattamente è lo spigolo vivo la realtà, il resto lo si immagina; e così i ferri delle mensole che si trovano all’altezza della fronte e lasciano il segno, o gli sgabelli dimenticati, o una serie di fiaschi vuoti in cui uno inciampa, queste sono realtà, che infatti sono confermate da lividi o rumore di cocci, o ammaccature agli stinchi; ma quello che c’è tra una sporgenza e l’altra, nel buio della cantina quell’intervallo tra una realtà e l’altra è frutto dell’immaginazione.

(Da La vita come sala d’attesa – Il pensatore solitario – Ermanno Cavazzoni)

Il giorno assente (seconda parte)

Nota: la storia de “Il giorno assente” è diventata un piccolo libro e io ho la fortuna di possederne una copia, con tanto di autografo dall’autrice. La prima parte di questa storia, ideata e scritta da Elisabetta, è stata pubblicata su questo blog il 28 aprile 2015. Nella nota all’articolo specificavo che la storia non era finita. Ecco di seguito la seconda e ultima parte. Buona lettura…

Piccole scrittrici crescono

La copertina del libro

«Allora Matteo chiese a qualcuno se poteva aiutarlo a cercare il Martedì e Marta si mise alla ricerca con lui. Nella classe erano gli unici due a pensare che il Martedì esistesse ancora. Cominciarono a cercarlo sempre e ovunque.

Quando andavano in piscina cercavano trattenendo il respiro nel tubo dove passa l’acqua, oppure al parco sotto lo scivolo, oppure nella tasca grande del giubbotto della maestra, ma non trovavano mai niente e allora un giorno presero una grande decisione, quella di partire di notte e si diedero appuntamento lì al parco.

Volevano andare a cercarlo al mare.

“Forse desiderava solo nuotare un po’”, dissero in coro Marta e Matteo che ormai erano diventati migliori amici per sempre. Matteo aveva già comperato i biglietti dell’aereo e partirono facendo finta di essere genitori un po’ bassi e senza figli.

La hostess li guardò male ma disse: “Quelli due sono davvero ma davvero molto bassi.”

Arrivati al mare Matteo e Marta si misero in cerca del Martedì, avevano portato il costume per cercare nel mare, quindi Marta disse: “Allora tu vai a destra io vado a sinistra, quando hai finito di cercare vai al centro, poi vedremo.”

E così fecero, Matteo trovò un biglietto, lo prese e andò al centro, Marta trovò un telefono e un biglietto con su scritto Martedì e andò al centro.

E si scontrarono.

Alla fine della giornata Marta e Matteo, stanchi morti, si infilarono nel loro sacco a pelo e si addormentarono subito. Il giorno dopo lessero il biglietto che aveva trovato Matteo, c’era scritto un indirizzo, lessero il biglietto che aveva trovato Marta, c’era scritto “Martedì”. Marta, sul cellulare che aveva trovato, provò a digitare l’indirizzo e risultò “casa di Martedì”, poi digitò “Martedì” e venne fuori il motivo per cui Martedì se ne era voluto andare.

Lessero sbalorditi.

Martedì era andato via perché era molto ammalato e per non far passare una brutta giornata a tutti i bambini aveva deciso di sparire. Marta e Matteo corsero subito a casa sua e lo videro addormentato, subito però si svegliò e disse: “Ah… sì… cosa… no…quando…dove…adesso…cosa è successo?”

Matteo raccontò tutto a Martedì, tutto ma proprio tutto, non dimenticò nemmeno una E, beh… sì… forse una E sì, però tutto il resto lo disse e anche giusto. Marta implorò in mille modi Martedì di tornare a far parte dei giorni della settimana, ma Martedì disse no in continuazione, no e poi ancora no.

Martedì spiegò perché non voleva tornare e disse: “Sono molto malato, se torno anche tutti i bambini si ammaleranno, quindi non voglio tornare.”

Allora Marta e Matteo si alzarono e si misero all’opera. Matteo cercò il termometro e lo ficcò in bocca a Martedì, cercò in tutta la casa le coperte e le mise una sull’altra sul letto dove dormiva Martedì. Marta invece andò in cucina e cucinò un pentolone di minestra molto calda. Dopo soli due giorni Martedì guarì e ringraziò i suoi nuovi amici. Marta preparò le valigie mentre Matteo prenotò l’aereo e partirono tutti contenti. Finalmente la settimana tornò a essere completa e il maestro di scienze arrivò ben presto, di Martedì ovviamente, e fece vedere ai bambini come far crescere un pino in ventiquattro ore. Marta e Matteo raccontarono tutta l’avventura ai loro genitori, ma loro non credettero nemmeno a una parola, ma va beh…, Marta e Matteo decisero di tenersi il segreto come fanno i migliori amici per sempre.

Ovviamente nessuno saprà mai perché il loro giorno preferito divenne il Martedì.»

😉

(la dedica all’interno del libro recita: «a mia sorella Caterina che con il Tempo Presente mi ha dato l’idea del Giorno assente»)

Consumisti consumati

… Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un «uomo che consuma», ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo… L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che «omologava» gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale «omologatore» che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

(Pasolini – Scritti corsari – 1973)

Cit.

… La vita era una lunghissima stanchezza dal troppo riposare; la vita era una quantità di signore che conversano senza ascoltarsi, nei salotti delle case in cui di sera in sera si aspetta una festa come un sollievo. E così, a forza di vivere nella posa di un ritratto mal riuscito, l’impazienza di Eponina era diventata paziente e compressa, identica alle rose di carta che sbocciano sotto le campane di vetro.

Silvina Ocampo – Un’innocente crudeltà

Un'innocente crudeltà