Non pensavo che sarei mai entrata in una fabbrica di materassi

Il venditore che mi espone le diverse tipologie di materassi ha le idee chiarissime (beato lui). Mi lascio quindi condurre in un tour orizzontale durante il quale, supina, cerco di capire quale modello fa al caso mio. Mi sembrano dapprima tutti uguali; provo quelli con le molle (con mille molle, tremila molle, ottomilioni di molle) ma scopro subito che le molle sono il Male, “eh sì, cara mia, le molle attirano l’elettricità elettrostatica e la scaricano sul corpo durante il sonno”… Passiamo quindi al sistema Memory, un sistema che ricorda come sei fatto, che fa praticamente una scansione del tuo corpo individuando i tuoi punti di appoggio, cervicale, schiena, talloni… il venditore mi domanda “come dormi?”, glielo dimostro seduta stante sul materasso top di gamma che conclude il nostro tour. A pancia in giù, le braccia in posizione da parata calcistica; lui sorride con una punta di ironia. “Sbagliata”, dice, “così sforzi il cuore, lo sterno è schiacciato e il respiro difficoltoso, di sicuro ti svegli di soprassalto durante la notte a riprendere fiato (non lo voglio contraddire, ma non è il mio caso), sicuramente la mattina ti svegli stanca (sì, ma perché esco quasi tutte le sere), la posizione corretta è questa (le sue mani spostano il cuscino trasversalmente), sai sono anche consulente del sonno, questo consiglio te lo do gratis”, e sorride, di nuovo, ma stavolta in modo sornione (queste devono essere per lui delle belle soddisfazioni). Parla di prezzi. Parla di esigenze. Scelgo il modello Morfeo, studiato appositamente per rendere i miei sonni riposanti e i miei risvegli frizzanti. Il mio Morfeo ha il Memory, un substrato in soya traspirante, fodera in bamboo, tutti i materiali del mio Morfeo sono di origine vegetale, certificati, approvati… bla bla bla. Da fuori giunge il canto di un gallo. Mi distraggo e non sento più la voce del venditore né degli altri clienti. Sento solo il canto del gallo, irreale, opportuno ma irreale. Ci sediamo alla scrivania per formalizzare la proposta e ci stringiamo le mani, come vecchi amici di letto. Mi concedo la domenica per riflettere ma quando sono fuori, nel parcheggio, la prima cosa che cerco è il pollaio. Deve esserci un pollaio nelle vicinanze, altrimenti come si spiega il canto del gallo? Il parcheggio è deserto, a parte altre due macchine. Nessun pollaio, nessun gallo…forse era solo un sogno.

 

 

 

Annunci

Cit.

In quei giorni, in cui attendevo abbastanza coraggiosamente la morte, albergavo una lancinante voglia di tutto, di tutte le esperienze umane pensabili, e imprecavo alla mia vita precedente, che mi pareva di avere sfruttato poco e male, e mi sentivo il tempo scappare di fra le dita, sfuggire dal corpo minuto per minuto, come un’emorragia non più arrestabile.

 

Primo Levi – Il sistema periodico 

 

Le poche cose indispensabili

“L’indomani stesso mi licenziai dalle Cave, e mi trasferii a Milano con le poche cose che sentivo indispensabili: la bicicletta, Rabelais, le MacaroneaeMoby Dick tradotto da Pavese ed altri pochi libri, la piccozza, la corda da roccia, il regolo logaritmico e un flauto dolce.” (Primo Levi – Il sistema periodico _ Einaudi)

Il bello sta da un’altra parte…

tipo… nei paesaggi che non ti aspetti appena svoltato l’angolo.
Oppure quando indossi una giacca e ci trovi dentro i soldi.
Oppure quando incontri una persona bella e te ne accorgi mentre accade.
Secondo te cos’è la felicità?
Prestare attenzione.
E cos’è l’infelicità?
Essere distratti.
Solo questo?
No, più infiniti corollari.
Mi spaventa il concetto di infinito.
L’infinito è solo una variante del possibile.
Difficile da mettere in pratica.
Nessuno pratica l’infinito.
A noi umani non è concesso.
Per questo l’uomo ha inventato gli Dei.
Certe volte non credo in niente.
In qualcosa si crede sempre.
Vorrei essere forte abbastanza da bastarmi.
Io ho imparato a chiedere aiuto.
Così ammetti di non bastarti.
Lo ammetto.
Ti va di guardare il mare?
Sì.

E si rivolsero al mare.
E nel mare c’era una barchetta rossa, di legno – quella che usano i bagnini per il soccorso – con i remi in resta. Il mare infuriava. Sulle spiagge deserte e bagnate sventolavano le bandiere rosse.
Fratelli della tempesta, seduti sul muretto del Belvedere, fratelli di sangue, isola di fuoco, muri di pietra. Il paesaggio era più vivido che mai.
I gabbiani giganti puntellavano di nero il nero cielo arruffato di nuvolaglia, il mare incazzato faceva ondeggiare la barchetta rossa.
Affinché si muova, è necessario che qualcuno la guidi. La barca non basta a se stessa. Né l’uomo che vuole navigare.

Poi fu l’ora di tornare a casa.