Riflessioni dall’aldiquà

La curiosità porta conoscenza, la conoscenza paura. Ma nell’affrontare il mistero, affermiamo il nostro coraggio. Dovremmo pensarci più spesso, soprattutto in momenti come questo, di confusione personale. Di crisi generale. La vita è sempre più indecifrabile, è come a testa in giù. Tutti a dire: “che vita del cazzo!” e a lagnarsi come bambini. Bisogna virare la prospettiva; basta piangersi addosso. Se la vita non ti sta bene, cambiala. “La cambio io la vita che / non ce la fa a cambiare me”, ti dice qualcosa? Per superare il momento presente e proiettarti in un futuro possibile, due cose puoi fare. O cambiare radicalmente, ex abrupto. Ma è una strada difficile e mai agilmente praticabile (se non accettando di lasciarsi morti e feriti alle spalle). O individuare una possibile via di cambiamento e lavorare in quella direzione. Perché di lavoro si tratterebbe. Darsi ogni giorno una motivazione ad andare avanti, anche nella situazione più cupa e irreversibile che ti sia mai capitata di vivere, non è propriamente una passeggiata. Ti senti addosso il peso di 100 anni, ma sai che non hai ancora iniziato a vivere. Come se qualcuno si fosse seduto sulla tua giacca e tu, per potertene riappropriare, devi tirare con forza, non c’è altro modo. Allora tiri, ma quel culo pesa e la giacca nel frattempo si sta sgualcendo mentre tu la guardi restar lì, oppressa e inerme. La giacca è a portata di mano, ma è inafferrabile. E chi cazzo sei, Prometeo incatenato! Torniamo per un momento al composto di merda che a tratti sembra la nostra vita. Secondo me, a voler guardare in fondo, una cosa bella e luminosa e corrusca la reca seco. E cioè il “senso dell’esistenza” (quello tra virgolette). Ecco cosa mi sembra di aver capito. Che fino a ieri ho vissuto in un eterno rimando al domani – il futuribile “sé” o “da sé” – prestando poca attenzione al presente. Anzi quasi ignorandolo. Usavo la parola precarietà solo associandola al lavoro e mai all’esistenza. Ma la verità è che siamo destinati alla morte, questo è l’obiettivo. E il come raggiungerlo, sta a te. Scegliere è davvero l’unica libertà che hai. Se sei arrivato a questo punto della tua vita vuol dire che ci dovevi arrivare. Non sai come è potuto accadere? Allora fatti delle cazzo di domande alla Marzullo. Se dovessero affiorare dubbi, affrontali. Le convinzioni, quelle sulle quali hai fondato la tua esistenza, ecco, quelle forse andrebbero smontate. E basta frignare. Da adesso in poi, sarai tu a determinare le scelte e non viceversa. Decidi con calma, abbi pazienza e soprattutto fede in te. Nella curiosità che spinge il mondo, nella conoscenza che lo rivela, nella fratellanza salvifica. Non abbatterti, non affliggerti. E non pensare che mi sono rincoglionita. Non ho abbracciato nessuna filosofia orientale. Ho solo voluto renderti partecipe di alcune riflessioni sull’esistenza che mi capita di scrivere dall’aldiquà. Fanne ciò che vuoi. Ti scrivo presto, tu non rispondere, quello che mi serve sapere di te, me lo dice tua madre.

Con affetto

zia Tina

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Agli amici

Esperti degli spazi
dalla terra alle stelle
ci perdiamo nello spazio
dalla terra alla testa.

È spazio siderale
dal dolore alla lacrima.
Sulla via dal falso alla verità
smetti di essere giovane.

Ci fanno ridere i jet,
quella crepa del silenzio
tra il volo e il suono
– come record mondiale.

Ci furono decolli più veloci.
La loro eco ritardataci
strappa al sonno
solo dopo anni.

Risuona il grido:
Siamo innocenti!
Chi è che grida? Corriamo,
spalanchiamo le finestre.

La voce si spezza d’un tratto.
Fuori dalle finestre cadono
le stelle come dopo una salva
cade l’intonaco dal muro.

(Poesia di W. Szymborska, tratta da “La gioia di scrivere”)

Eco Tonante

  • Non ho capito, può ripetere, per cortesia?
  • Bisogna costruire.
  • In che senso?
  • Come quelle gru che si muovono nell’aria. Le vede?
  • In senso “edile”, quindi.
  • Be’, certo, in che altro senso?
  • No, sa, credevo si trattasse di qualcosa come… costruiamo un futuro migliore per tutti.
  • Le sembro il tipo?
  • Non saprei, la conosco da cinque minuti.

Esplode nell’aria un’eco tonante. Lo schianto di un blocco di cemento caduto da una gru. 

  • Pronto, con chi parlo?
  • Tu con nessuno, coglione, sono io che detto le regole.
  • Le regole o le tegole, scusi, non ho capito, c’è un tale frastuono…

Tu tu tu tu tu… la telefonata s’interrompe.

(Tratto da “Storie semiserie sulla vita” a cura di zia Tina)