Libertà

Se la libertà non è star sopra un albero, cos’è? Ho appena terminato di leggere Libertà di J. Franzen. Ovviamente mi è piaciuto. Ma non voglio scrivere una recensione né partire con un’analisi cervellotica dell’opera di Franzen. Mi basta ritrovarmi in ogni pagina dei suoi romanzi, in ogni sfumatura caratteriale dei protagonisti per sentirmi messa a nudo. La libertà, dunque. Sono andata sul vocabolario Treccani on line, ma non mi sono chiarita le idee. Un lungo elenco di significati ha riempito lo schermo. Ummm, mi sono detta, qui gatta ci cova (o cicogna, tanto per cazzeggiare!). E poiché in questo periodo la mia vita sta attraversando un momento di grande difficoltà, la parola libertà s’impone con determinazione. Mi sono domandata e mi domando tuttora, ma io, sono libera? La risposta, come potrete ben immaginare, non è positiva. No, io non sono libera perché non mi sento libera. E non mi ci sono mai realmente sentita.

Anzi, dirò di più, a ben vedere capisco solo ora che cosa vuol dire essere liberi. E vedo in prospettiva i momenti della mia vita in cui lo sono stata davvero, senza saperlo. Libertà è incoscienza? O libertà è coerenza? Insomma, crescere non è bello per nessuno, caspiterina.

E più il tempo “scivola come una biglia su un piano inclinato”, usando una metafora cara a un mio amico scrittore (Elvis Crotti), più scopro il senso, il significato che ha questa parola nel mondo. Senza libertà, cari miei, non si va da nessuna parte. La libertà è fondamentale come l’energia elettrica. Provate voi a ritoccare una foto con la pietra focaia!

Ma torniamo a bomba e alla definizione del vocabolario Treccani.

1) Libertà è “lo stato di chi è libero”. Già! Ma come si esprime questo “stato”?

2) Libertà è “la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo”. Nessun condizionamento, dunque. Ma se, ad esempio, la mia voglia di libertà mi portasse a fuggire da una situazione malata, mentre la cosa giusta da fare sarebbe restare, cosa faccio? Fuggo o rimango?

3) Libertà è “l’esser libero da vincoli, freni o impedimenti”. Appunto. Ma se poi i vincoli e i freni me li sono procurati da solo? Come posso sentirmi libero di fronte ai miei stessi errori?

4) Libertà “Seguito dalla prep. da, significa spesso liberazione, affrancamento”. Voglio affrancarmi dalla mia libertà, si può?

5) Libertà è “in qualche caso, libera facoltà”. In qualche caso. Ummm, non ci vedo molta libertà.

6) Libertà è “mettersi in libertà, indossare gli abiti di casa, levarsi la giacca, o sim…”. Fermiamoci qua. Perché la libertà di cui al punto 6 al momento sembra l’unica realmente praticabile. Non va bene. Se penso che che questa è l’unica vita che ho, mi viene la febbre. La libertà ha praticamente governato ogni mia azione, eppure oggi mi ritrovo a discettare confusamente sulle scelte compiute.

Ma quale libertà.

Ogni scelta è stata dettate e condizionata da motivi e mai da sensazioni. Il cuore l’ho spesso messo da parte. E quando poi ho incominciato a sentirne il richiamo e ad assecondarlo, il senso della mia libertà mi è parso per quello che è. Una trappola. La libertà mette soggezione. Perché l’essere liberi significa poter fare tutto ciò che si vuole, ma con consapevolezza. Altrimenti la libertà è cosa improvvisata. Libertà consapevole è meglio di libertà e basta. Perché per poter fare ciò che si vuole non è sufficiente agire in barba a tutto il resto. Bisogna muoversi con circospezione e rispetto. Avere la pazienza di attendere che il rosso diventi verde. Saper rinunciare. La libertà è nella sottrazione. Essa si avvera quando l’essenziale si manifesta nella sua autosufficienza. E l’essenziale passa attraverso mille pericoli, mille trappole emotive e sociali. Le seconde sono le più deleterie. La libertà è conoscenza, approfondimento. Libero è colui che non nega, bensì afferma. Che crea intorno a sé un mondo di libertà garantite. Negare se stessi per l’altro è tra le forme di libertà più perfette. La libertà di negarsi la libertà. Per il bene dell’altro. Per il bene del mondo. O no?

Minkia boh!

Intanto, beccatevi questa.

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Avanti popolo

Corrusco, ogni cosa è illuminante nasce oggi, 21 novembre 2012. Il desiderio è quello di fare cultura, come una volta si faceva il pane. Impastando gli ingredienti con la potenza degli avambracci e attendendone pazientemente la lievitazione. In questo intento muscolare non sarò sola. Chiamerò a raccolta amici vecchi e nuovi, poeti, scrittori, melomani, filosofi metropolitani, suonatori di banjo, bevitori di birra. Si parlerà di politica, letteratura, musica, sport, costume, poesia, cinema, teatro, religione e tanto altro, ma senza esser vincolati alla stretta attualità. Un modo per volersi bene, in fondo. O no?